Grazie, Presidente. Colleghi, le modifiche al Regolamento della Camera, che oggi discutiamo, non sono un passaggio tecnico e riservato agli addetti ai lavori, ma riguardano il cuore del funzionamento della nostra democrazia parlamentare.
Il Regolamento non è un insieme neutro e asettico di procedure, è lo strumento che rende effettivi i principi costituzionali, che disciplina il rapporto fra Governo e Parlamento, che garantisce l'equilibrio fra maggioranza e opposizione, che tutela, al tempo stesso, le prerogative dei singoli deputati e, in ultima analisi, le istanze degli stessi cittadini che da essi sono rappresentati.
In questo senso e per tutte queste funzioni, vorrei iniziare, ringraziando i funzionari della Camera per la loro competenza - dal Segretario generale a tutti i funzionari dell'Ufficio studi, delle varie Commissioni e ovviamente del Servizio Assemblea - perché è attraverso loro che tutto questo si realizza.
Oggi arriva all'attenzione dell'Assemblea un pacchetto di interventi che, con coerenza - lo hanno detto i relatori e poi anche gli interventi prima di me -, continua dentro un percorso tracciato e avviato fin dall'inizio della legislatura, anzi - è stato detto e lo condivido - fin da prima di questa legislatura. Qui fatemi ringraziare ovviamente tutti i relatori e, con spirito di parte - lo ammetto -, fatemi ringraziare particolarmente il mio collega Federico Fornaro, la cui competenza certamente, ma anche la sua passione per il Regolamento della Camera, a mio avviso, hanno dato a questo lavoro un valore aggiunto.
È un percorso iniziato già nella scorsa legislatura, ma in questa legislatura, dopo una fase di adeguamento, che potremmo definire quasi necessitato, questo nuovo passaggio - potremmo chiamarla la terza fase - affronta, secondo me, i nodi più sostanziali, cioè la semplificazione delle procedure, la razionalizzazione dei tempi e la qualità del lavoro parlamentare.
In altre parole, questo è il tentativo di rendere il Parlamento più efficace senza però snaturarne quello che dicevo prima, ovvero la funzione, le prerogative e la natura. Da questo punto di vista, vorrei prima di tutto sottolineare, come è già stato fatto prima di me, il metodo che si è seguito per arrivare a questo risultato.
I lavori della Giunta hanno cercato sempre, anche grazie al Presidente di questa Assemblea, un'ampia condivisione, di ascolto di tutti i gruppi, di coinvolgimento di tutte le componenti e di ricerca costante di un equilibrio complessivo del testo. Penso che questo sia non un dettaglio procedurale - e di questo me ne rallegro -, ma una vera e propria scelta politica che vorrei richiamare nel senso più alto del termine, perché riconosce che le regole del gioco devono nascere sempre, quando è possibile, dal massimo consenso e, quindi, dall'ascolto e dalla condivisione di tutti.
Le modifiche proposte rispondono poi a un'esigenza che credo tutti percepiamo, cioè evitare che, quando le procedure sono troppo complesse, si trasformino in un fattore di inefficienza o, peggio ancora, di incomprensibilità verso i cittadini. È in questo senso che vanno la riduzione e la riorganizzazione dei tempi di intervento, la razionalizzazione delle richieste di informativa e la disciplina più ordinata degli interventi sull'ordine dei lavori. Non si tratta - vorrei insistere - di comprimere il dibattito, ma anzi di renderlo, in qualche modo, più leggibile, più comprensibile, più mirato e più rispettoso del complesso delle funzioni dell'Assemblea e non solo della funzione legislativa.
Un punto particolarmente delicato e particolarmente importante riguarda il rafforzamento dello statuto dell'opposizione, che emerge con chiarezza in diverse disposizioni, a partire dalla programmazione dei lavori e dalla tutela degli spazi riservati alle iniziative dei gruppi di minoranza.
Credo che anche questo sia un segnale importante, perché un Parlamento efficiente non è certamente un Parlamento che riduce il pluralismo, ma è un Parlamento che organizza il pluralismo in modo equilibrato, perché maggioranza e opposizione non sono ruoli antagonisti, come purtroppo potrebbe sembrare, anche dalla degenerazione che viviamo nel dibattito pubblico, e non si devono comprimere a vicenda, l'uno a sfavore dell'altro, ma entrambi (maggioranza e opposizione) - questo è lo spirito di questa rivisitazione e di questo rafforzamento dello Statuto dell'opposizione - sono elementi essenziali della dinamica parlamentare, costituzionale e democratica.
Allo stesso tempo, le modifiche cercano di garantire un equilibrio tra l'efficacia dell'azione legislativa e le tutele delle prerogative parlamentari. Penso che questo giustamente sia il filo rosso che attraversa l'intero impianto della riforma. Negli interventi che mi hanno preceduto è stata usata la parola “equilibrio”. Io penso che il risultato che stiamo discutendo oggi sia proprio un equilibrio che va custodito, come tutti gli equilibri, con attenzione, soprattutto in una fase storica in cui il rapporto fra il Parlamento e il Governo è sottoposto a continue e forti tensioni.
Deve essere chiaro il senso profondo di questa adesione bipartisan alle modifiche del Regolamento. Non è tanto perché anche l'opposizione ha l'ambizione di diventare in futuro maggioranza - certo, questa ambizione ce l'abbiamo, ma non è questo lo spirito che anima questa riforma -, bensì l'idea di poter utilizzare, in modo costruttivo e positivo, le norme poste a garanzia del legittimo diritto a decidere, in tempi coerenti, con l'esigenza di governare, perché queste norme sono state costruite proprio con questo spirito, in modo che fossero rispettose dei diritti delle minoranze e, come tali, ci auguriamo che siano per sempre interpretate.
In questo ambito merita attenzione anche l'intervento su istituti come gli ordini del giorno, come le mozioni, come le interrogazioni, come il question time, per scendere un po' nel dettaglio di quello che ho provato a spiegare in modo più generale.
Qui l'obiettivo dichiarato è duplice: evitare un uso distorto o meramente dilatorio di questi strumenti e, al tempo stesso, preservarne l'importante funzione politica, valorizzando al tempo stesso indirizzo e controllo e la scelta di intervenire con cautela, spesso attraverso riformulazioni, va letta propria ancora una volta in questa chiave di equilibrio.
Un altro aspetto che vorrei richiamare è quello della qualità della legislazione. Il rafforzamento del ruolo del Comitato per la legislazione, anche in termini di monitoraggio, segnala una consapevolezza crescente e cioè che legiferare meglio è parte integrante della credibilità delle istituzioni. La semplificazione procedurale ha senso solo se accompagna e non sostituisce l'attenzione al contenuto delle leggi. In conclusione, Presidente, io credo, per fare un bilancio, che queste modifiche non esauriscano il tema della modernizzazione del Parlamento, ma ne rappresentano un passo avanti significativo, significativo e non definitivo. Restano aperte questioni importanti, a partire da un ancora più pieno raccordo tra l'attività parlamentare nazionale e i processi decisionali dell'Unione europea, che richiederanno ulteriori interventi regolamentari e un impegno condiviso e ci tengo a sottolinearlo da componente della XIV Commissione. Il testo, dunque, che oggi discutiamo è una tappa coerente di un percorso più ampio, una tappa importante, decisiva e non definitiva. Il suo valore non sta solo nelle singole norme, ma nella logica che lo ispira, che consiste nel migliorare il funzionamento della Camera senza alterarne la natura, nel rendere più ordinato il confronto senza impoverirlo, nel rafforzare l'istituzione parlamentare senza comprimere il ruolo dei gruppi di opposizione. È stato questo lo spirito istituzionale e responsabile che ritengo debba continuare ad animare anche proposte future, non come un terreno di scontro, ma come un vero e proprio investimento sulla qualità della nostra democrazia parlamentare.